Che Paese l’Italia. La demagogia regna sovrana, tutti parlano per slogan e per sentito dire. Importante è parlare, dire qualcosa, sempre più forte degli altri. Ne sono rappresentazione gli innumerevoli dibattiti in tv, in cui regnano la prepotenza, il cattivo gusto, la malafede. Tutti aprono la bocca e gridano le più sonore scemenze, basta esserci, basta scroccare un titolo, magari anche solo una citazione sui giornali.
Ora è il momento del romeno assassino. Bisogna fermali, bisogna mandarli via, ho paura per i miei bambini. Come se tutti i delitti fossero opera di immigrati romeni. Dice: ma i romeni sono brava gente, gran lavoratori, ma chi fa i danni sono gli zingari, che sempre dalla Romania vengono, ma sono di un’altra razza. E’ esattamente quello che pensava anche tale Adolf Hitler, che al problema degli zingari una soluzione, cosiddetta finale, lui l’aveva trovata, efficace e come. Anche il caro Stalin aveva risolto il problema di tutta quella gente che si muoveva senza un lavoro nelle mani per gli ampi territori della Unione Sovietica. Passaporto interno e carcere. Che è al fondo l’idea venuta anche ad alcuni politici di origine comunista e fascista, di derogare all’accordo di libera circolazione per i cittadini dell’Unione europea firmato tra l’altro proprio quando uno dei suddetti, l’ex camerata era ministro degli esteri.
Che un Paese ricco, diciamo benestante, ma soprattutto in crescita, come l’Italia, attiri, insieme con alcuni milioni di lavoratori anche dei criminali fa parte dei una realtà che dobbiamo rassegnarci ad accettare come invitabile.
Anche perché senza gli immigrati si fermerebbe l’industria, crollerebbero quantità e qualità dei servizi (gli immigrati sono gli unici precari veri e questo li rende più attenti al loro lavoro), si avvierebbe una recessione economica non trascurabile, perché sono solo loro, che ormai rappresentano quasi il dieci per cento della popolazione attiva, a determinare una certa crescita del mercato interno.
Certo gli episodi criminali, soprattutto quelli fastidiosi e diffusi della microcriminalità che si registrano ogni giorno, inducono a reazioni esagerate. E in questo i giornali, del tutto inadeguati alla loro missione, non aiutano a capire, anzi attizzano l’odio (nulla di nuovo per chi ricorda le odiose campagne della Stampa di Torino contro i meridionali negli anni sessanta e settanta). Però sono fenomeni destinati a passare, con l’assorbimento degli immigrati e anche con la stabilizzazione dei criminali e anche con la messa a punto di strumenti repressivi adeguati. Gli Stati Uniti hanno assorbito e continuano ad assorbire masse di immigrati da tutto il mondo, criminali italiani inclusi. Ma anche se guardiamo a casa nostra e torniamo indietro di una trentina d’anni, chi, in questa Italia dell’indulgenza plenaria quotidiana e senza memoria, ricorda qualcosa, torna agli anni del boom italiano e alla identificazione dei nostri meridionali, tutti in blocco, con criminalità organizzata e diffusa. “Il clan dei calabresi”, film bello e violento degli anni settanta, oggi sarebbe “Il clan degli albanesi”.
Certo, aspettare che “passa ‘a nuttata” non basta. Pensare con fatalismo che tutto poi si aggiusterà sa troppo di fede nello stellone d‘Italia, che a tanti errori ci ha portato nel secolo scorso. Occorre anche agire, sul piano repressivo, ma senza fughe dalla realtà, come invece i nostri politici sembrano tentati di fare . L’Italia ha vissuto momenti assai peggiori negli anni del terrorismo, quando gli attori erano cittadini italiani godevano di consensi in ampi strati della popolazione e di ambigue strizzate d‘occhio da alcuni partiti. E l’Italia ha superato quei momenti con fermezza, decisione, durezza in alcuni casi e anche creatività (la legge sui pentiti).
Ma ci vuole un po’ di polso fermo, ci vogliono mezzi (le pattuglie non escono perché non ci sono l automobili e uomini (in un Paese che smantella la Polizia stradale per risparmiare) . Ci vuole anche un atteggiamento coerente da parte della magistratura.. Quando si legge che un giudice ha dato ragione a un mendicante (e ormai anche le pietre sanno che dietro i mendicanti quasi sempre c’è il racket) cui un poliziotto aveva sequestrato il cartello con scritto “ho fame ecc.”, motivando che tutti hanno diritti a esprimere le loro opinioni e il cartello era una forma di manifestazione del pensiero (ma fare così non è di sinistra, è solo un’azione volta a demolire un pilastro di uno stato democratico) , si capisce anche perché quando un vigile o un poliziotto vede uno zingaro si giri dall’altra parte e cambi strada. Vedessi mai che quello fa qualcosa di illegale e lui deve rischiare la pelle per arrestarlo, e poi ore di lavoro per montagne di verbali e poi anche lo sberleffo di un giudice che mette subito dopo in libertà il reo. Sempre che non ci pensi il Parlamento votando una bella amnistia o un bell’indulto.
Pagare le tasse è bello, anzi bellissimo, ha detto un ministro italiano e qualche altro sicofante gli ha fatto eco dandogli ragione. Ma vi sembra una cosa sensata?
Magari può essere giusto, magari può essere necessario. Si può arrivare a dire che la redistribuzione del reddito è una cosa che qualifica il mondo moderno dal passato e è uno degli elementi che ha consentito all’Italia la crescita degli ultimi 50 anni e che quindi la manovra fiscale è uno strumento di crescita complessiva di un Paese e che quindi non è giusto ch l’onere di tutto ciò ricada solo su alcune categorie e che altri, più fortunati, possano evitare di pagarle e quindi godere di un tenore di vita più levato.
Questo si può dire e si deve anche dire. Ma senza i toni moralistici che piacciono tanto ai politici e che nascondono una profonda ignoranza della storia e rappresentano soprattutto una colossale presa in giro per l’intelligenza di noi cittadini. Da che mondo è mondo le tasse sono state uno dei cardini del rapporto tra Stato e cittadini, tra potere e sudditi, tra padroni e sottoposti. Sono servite per finanziare guerre e opere pubbliche, flotte e palazzi e templi. E da che mondo è mondo le tasse sono all’origine di rivolte, rivoluzioni e guerre civili. Il documento che molti considerano il pilastro della moderna democrazia rappresentativa, per quanto allora a base ristorativa, e cioè la Magna charta, ha come punto di partenza il tema fiscale: stabilisce infatti che “non c’è tassazione(cioè imposizione fiscale) senza rappresentanza (in parlamento).
Come si può essere così ciechi da non vedere tutto questo? E se non sono sordi, i nostri governanti allora sono di sicuro in malafede.
Viviamo di miti e uno dei miti più antichi che obnubilano gli italiani è quello di Roma, sia del passato (basta pensare agli slogan di Mussolini, al mare nostrum , all’ora fatale che batte sui colli), sia del presente: Nel presente la mitologia romana è stata alimentata da un abilissimo protagonista, che è lo stesso sindaco della città, e dal coro sicofantico dei giornali. A Roma tutto è ok, era il motivo sottostante alla mitologia veltroniana, città dove tutto funziona (aspettate un giorno di pioggia e vedrete le fogne esplodere), dove tutto è armonia e pace (ditelo agli abitanti del centro e a quelli delle periferie ugualmente, tormentati dal rumore, dal caos, dagli zingari e dalla criminalità crescente), che fa concorrenza a Venezia, ma che, a Hollywood, dove la sapiente regia del sorriso elargito al Dalai Lama o ai bambini poveri africani ha favorito una crescita del turismo a livelli mai visti. Si era arrivati a un punto che su un giornale locale era stato esaltato, in modo falso e forzato, il dato di una delle tante ricerche che si fanno in Italia sulla qualità della vita (nessuno sa quanto attendibili) per sostenere l’azzardata tesi che il reddito medio a Roma era cresciuto più che nel resto d’Italia. A parte che il crescente peso dello Stato nella vita del Paese e lo sviluppo delle attività lobbystiche nella capitale convogliano su Roma sempre più persone con alti stipendi, bastava tuttavia procurarsi la ricerca per vedere che era pura fantasia.
Negli ultimi tempi la magia sembra essersi attenuata. Su qualche giornale si legge qualche critica. Innanzi tutto sul festival del cinema, che si scopre essere un po’ provinciale e di serie b. Si comincia a parlare del caos degli ambulanti abusivi (forse i commercianti sono disperati e tornano ad avere un peso). Si scoprono delibere demenziali per condire criminali (non tutto il caos va imputato alla presente amministrazione, certo, ma la trascuratezza di tutti questi anni c’è in pieno).
Ora si scopre che anche il turismo non è più così tanti merito della saggezza e lungimiranza del sindaco, bensì, e come potrebbe essere diversamente trattandosi di Roma?, del Papa: Non del polacco santo Papa precedente ma di quello attuale, il tedesco, che stando ai giornali e al naso della gente non gode di particolare simpatia. Ma, prova evidente che l’istituzione e il ruolo prevalgono sull’individuo, è proprio il Papa Ratzinger a far lievitare l’afflusso dei turisti. Perché? Perché non viaggia tanto come il predecessore e quindi la gente sa che, venendo a Roma, in un modo o nell’altro avrà un’occasione per vederlo.
Sicurezza in Italia
Tutti ne parlano, tutti la invocano, si fanno convegni, dibattiti parlamentari, un fiume di dichiarazioni a ruota libera e senza costrutto. E poi, in concreto? Le forze dell’ordine, carabinieri e polizia, hanno gli uomini confinati in ufficio (cosa che peraltro non sembra portare nessuno alla disperazione) perché mancano i mezzi meccanici, le auto, per andare in strada. Il sistema giudiziario è tale che dopo ore di fatica di un milite per identificare, verbalizzare, scrivere rapporti e portare in caserma il colpevole (presunto naturalmente) di furtarelli vari, tutto viene vanificato dall’ordine di scarcerazione, per uno dei tanti cavilli giustamente posti a garanzia dei cittadini onesti verso gli abusi del potere ma che in questi casi sono solo una rovina. E’ vero che ci sono le carceri piene: ma perché non ne costruiscono di nuove? E’ vero che per alleggerirle hanno fatto l’indulto, ma è anche vero che poi una buona parte di quelli usciti sono anche rientrati nel volgere di un anno . Ma alla fine di tutto questo che deve fare un povero agente? Fa un po’ di rumore preventivo, arriva a sirena spiegata così gli zingari si dileguano, così lui si evita un inutile e faticoso lavoro e una conseguente crisi di nervi da frustrazione. E lo zingaro resta fuori come comunque sarebbe rimasto.
Cito gli zingari perché sono il caso più evidente di quella molesta presenza nelle nostre strade, in cui certo non si esaurisce il problema della sicurezza, ma certo influisce sulla qualità della nostra vita. Gli sta tanto a cuore, la qualità della nostra vita, che ci mandano a piedi per intere domeniche; e poi non si preoccupano di tutelarci da quelle molestie quotidiane. Su questo schermo entrano in scena anche i vigili urbani, i quali, da sempre sicuri del fatto loro, hanno da tempo imparato e si girano proprio dall’altra parte, come con i motorini.
Ma d’altra parte che può fare un agente, mandato sulle strade a difendere gli interessi di quei figli di papà che definirebbero sprezzanti la sua retribuzione “da fame”, per una paga che certo non fa ricchi? Qualcuno aveva pensato a una misura un po’ spiccia forse, ma efficace e ha preso il cartello su cui il molesto mendicante aveva scritto “ho fame” e glielo ha portato via, privandolo quindi del fondamentale strumento di lavoro. Ci ha pensato un tribunale a rimettere le cose a posto. Sequestrando il cartello, l’agente aveva violato niente meno che la costituzione, dove dice che tutti hanno diritto a esprimere le loro opinioni.Capito?
Nota su sicurezza
Mentre i politici si affannano su temi che noi non riusciamo a capire, e i giornali riempiono le pagine di parole inutili su cose che non riescono ad appassionarci, la gente vive come in un incubo.
Un mio amico è stato in chiesa a Messa e ha sentito leggere una epistola di san Paolo, in cui si parlava di un mondo insicuro, dove si andava per strada e ti rapinavano e ti riempivano di botte e ha avuto l’impressione di essere preso in giro e che il prete leggesse la cronaca del giornale. Quale giornale? Uno qualunque, non fa differenza, tutte le città d’Italia sono uguali, quanto a violenza e criminalità diffuse; naturalmente il fenomeno è più forte nel nord, dove non c’è differenza tra città piccole e grandi, e nelle metropoli meridionali, specie Napoli, dove la criminalità è endemica e diffusa come l’aria e forse è un modo di essere generale. Mi dice il mio amico: ti rendi conto? Siamo tornati indietro di duemila anni.
Ora è vero che in tutte le fasi di espansione le aree più ricche attraggono gente da quelle più povere e che in mezzo a tanta gente per bene, che cerca solo un lavoro per sé e un futuro migliore per i propri figli, ci scappa qualche criminale. E’ successo nel nord Italia ai tempi del miracolo economico italiano, all’epoca con quei meridionali che oggi sono spesso colonne portanti del movimento leghista.
Però oggi ci sono delle colpo da parte delle autorità di governo a tutti i livelli, nazionale e locale, polizia e magistratura,che non si possono tacere.
Esemplare, nell’individuare quelle responsabilità, è un articolo del Messaggero di Roma, intitolato appunto “Le colpe delle giustizia” di Massimo Martinelli che, nel riferire gli ultimi episodi criminosi, inizia così la sua riflessione : “Facciamo i conti con una realtà ”urbana” fatta di schiavisti che sfruttano donne ed anziani, che vengono arrestati e tornano in libertà. E allo stesso tempo, subiamo un’altra realtà ”virtuale”, fatta di promesse di sicurezza e di giustizia, che vengono disattese.” E, dopo aver chiamato in causa i politici, i magistrati, i “garantisti” e il post-condono, Martinelli conclude: “C’è una soluzione? L’unica sarebbe tornare ad una sola realtà “reale”. Dove politici e magistrati sono sullo stesso piano delle gente normale, che vive in periferia, senza scorte e senza privilegi. Magari capirebbero quanto è esasperante anche solo subire il furto del motorino ogni due mesi.”
Ho conservato il Corriere della sera del 20 giugno. Parla di Roma. Dice: record di case sfitte, un mercato ormai insostenibile per le famiglie. Il sindaco: da oggi tolleranza zero per chi occupa gli alloggi senza diritto. Il giornale parlava di emergenza abitativa. Chi ne ha più sentito parlare? Siamo andati tutti in vacanza e la demagogia anche.
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A noi piace molto piangerci addosso. Noi in genere e noi italiani in particolare. Ci piace dire che siamo ladri fannulloni corrotti. E in parte questo è anche vero. Non vale certo per tutti, anche perché se non c’è l’occasione che fa l’uomo ladro, siamo forzati all’onestà. Di una cosa però dobbiamo essere consapevoli e di questo pensiero vorrei fare partecipi anche voi. Che negli altri paesi non sono meglio. E’ chiaro che giornali, radio e tv parlano soprattutto dell’Italia e dei suoi mali, che a noi se in Buthan non hanno l’acqua calda e il gabinetto in casa poco ci importa. Però se il confronto lo facciamo con paesi che di solito portiamo ad esempio di onestà privata e pubblica (chissà perché mai quei pazzi si ostinano a tenere in piedi le carceri), il discorso assume contorni diversi. Prendiamo la Gran Bretagna, dove l’ex da poco primo ministro Blair è stato tra le altre cose travolto dallo scandalo di nominare lord gente che aveva il solo merito di avere contribuito generosamente alle casse del suo partito. Prendiamo gli Stati Uniti, dove, si legge sui loro giornali (ai nostri queste cose non interessano), l’Fbi sta indagando su un giro di mazzette legato a forniture di armi, rifornimenti, materiale bellico del valore di miliardi di dollari. Non si specifica il valore delle tangenti ma il 5% di dieci miliardi fa mezzo miliardo di dollari: poi, forse per evitare di toccare gente altolocata o forse per evitare iniziative tanto clamorose quanto destinate a finire in una bolla di sapone, gli investigatori dicono anche che non sembrano esserci rilevanze penali. Considerazioni comparative: un mezzo miliardo di dollari è una cifra da capogiro ma meno comunque del giro di tangenti per l’affare Enimont. Qui ci sono stati arresti, suicidi e poi ben pochi, superato l’éclat emozionale, hanno poi pagato.
D’altra parte questo nostro è un paese strano, che si considera uno dei peggiori al mondo, ma che poi, forse proprio per questo, è incapace di vera indignazione. Pensate al neo eletto presidente francese, crocifisso per una breve vacanza sullo yacht di un riccone; pensate ad uno dei più importanti ministri italiani, ospite sul panfilo di un miliardario nostrano, e al fatto che su questa davvero imbarazzante situazione nessuno abbia trovato alcunché da ridire.
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Ancora parliamo d’America. Governatore dello stato di New York è un certo Eliot Spitzer, figlio di uno speculatore immobiliare (ma le colpe dei padri non devono ricadere sui figli: pensate a Rudolph Giuliani, campione dell’ordine e della legalità, il cui padre dicono facesse l’esattore con tanto di mazza da baseball di supporto per conto degli usurai di Brooklin). Spitzer si è affermato, nel partito democratico e nell’opinione pubblica, come procuratore generale a New York facendo guerra alle banche e costringendo alcuni potentissimi fondi a pagare miliardi, di dollari, di multe e risarcimenti. Lo ha fatto con freddezza, determinazione e quel tanto di cattiveria che quando ci vuole ci vuole e che gli si legge bene in faccia e negli occhi al solo guardarne una fotografia.
Passo successivo è stata l’elezione a governatore. Anche lì si è mosso con durezza e spietatezza, licenziando un funzionario pubblico reo di avere usato auto di stato e autista poliziotto per far portare la moglie malata di cancro su e giù per ospedali (in Italia questo genererebbe una gigantesca retata e dovrebbero usare i campi di calcio per carcere come fece Pinochet). Poi ha mirato a una preda più grossa, il capo dell’opposizione. Costui, di nome Joseph Bruno, si è fatto beccare che aveva usato, per andare da Albany, capitale dello stato, a Manhattan (come se Torino fosse rimasta capitale e lui si fosse recato a Milano) un elicottero dello stato, spostandosi per l’eliporto e i città, con auto pubbliche guidate da poliziotti. Dove sarebbe la colpa? Nel fatto che il viaggio era motivato principalmente dalla partecipazione a incontri per raccogliere fondi per il partito e che gli affari di stato gli avevano preso si e no un quarto d’ora tra l’arrivo in elicottero e la partenza in macchina per il centro di Manhattan.
Ma lo scoop, raccolto infatti da un giornale locale, è diventato un boomerang che ha trascinato Spitzer in una vicenda piuttosto imbarazzante e tutt’altro che conclusa. Cosa è successo per capovolgere la situazione ai danni del governatore e trasformare Bruno in un trionfatore? Alcune cose. La prima è che si è scoperto cha al giornale la notizia era stata data proprio dal capoufficio stampa di Spitzer; la seconda che le notizie le aveva raccolte, su istigazione di un altro suo collaboratore, la polizia violando quindi un bel po’ di norme (da noi si parlerebbe di uso deviato?; la terza che la legge dello stato consente proprio quel che Bruno ha fatto. Quindi nulla di illegale nel suo comportamento, molto di illecito nella costruzione di un’accusa senza fondamento al solo scopo di far sì che i giornali parlassero male di lui.
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Intanto, mentre noi ci divertiamo con queste amenità, i cinesi giocano su tutti i tavoli. Ed è proprio il caso di dirlo. A Macao, dove il gioco d’azzardo, al contrario del resto della Cina, il gioco d’azzardo è lecito, stanno facendo investimenti per miliardi di dollari un po’ tutte le grandi catene alberghiere e i grandi proprietari di casinò americani. Il mercato è immenso perché i cinesi che sono più di un miliardo, sono i più accaniti giocatore al mondo e dicono tutti che Macao si prepara a superare Las Vegas alla grande.