Emma Marcegaglia rimanda seccamente al mittente l'etichetta di "corvo". Il presidente di Confindustria replica infatti al ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ribadendo di essere tra i pochi che credono ancora in una ripresa dell'economia alla fine del 2009. "Mi pare di non essere un corvo - ha detto a margine dell'inaugurazione della Borsa internazionale del turismo -, ma anzi una delle poche che ancora crede che alla fine del 2009 si possa vedere un po' di miglioramento e noi spingiamo affinché si possa uscire da questa crisi prima possibile".
Il che non significa smentire le analisi e le previsioni economiche del Centro Studi dell'associazione, che al momento sono nere perché l'Italia, come il resto del mondo, sta attraversando una fase di crisi: "Noi abbiamo un centro studi autorevole, riconosciuto da tutti. Le nostre previsioni - ha continuato Marcegaglia, riferendosi sempre alle osservazioni del ministro che aveva tacciato gli industriali di pessimismo - sono assolutamente in linea con quelle di tutti gli istituti internazionali. Ovviamente qui non si tratta di diffondere pessimismo, ma di fare previsioni come sono partendo da dati attuali".
Il ministro Scajola ieri si era scagliato contro i centri studi nazionali che "si compiacciono di diffondere il pessimismo, rivedendo sistematicamente al ribasso di mezzo punto percentuale le stime effettuate dagli istituti internazionali". E, riferendosi in particolare a Confindustria, aveva detto: "Finiamola con questi corvi che passano per strada".
E invece il governo, secondo Confindustria, anzichè prendersela con dati e previsioni dovrebbe mettere a punto un'accurata strategia anticrisi: "Il governo può sempre fare di più. - ha risposto Marcegaglia ai giornalisti che glielo chiedevano - Pensiamo che in un momento come questo il tema del debito sia essenziale e serva a fare di più su alcuni temi specifici, così come stanno facendo gli altri paesi europei".
"Noi - ha spiegato la numero uno di Viale dell'Astronomia - abbiamo fatto alcune proposte su infrastrutture, Tfr, credito, mentre sugli ammortizzatori sociali abbiamo riconosciuto che un risultato positivo è stato raggiunto".
E ora è scontro anche tra governo e Confindustria. I «Centri studi nazionali si compiacciono di diffondere il pessimismo, rivedendo sistematicamente al ribasso di mezzo punto percentuale le stime effettuate dagli istituti internazionali» ha detto il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola in occasione di un suo intervento ad un convegno della Fim-Cisl.
CORVI - «Finiamola con questi corvi che passano per strada - ha sottolineato Scajola - sono perplesso per gli scenari diffusi da Confindustria ogni volta che escono valutazioni di organismi internazionali tipo Ocse o Fmi. Vedo sempre posizioni dure di Confindustria e ogni volta c'è un carico», ha detto il ministro riferendosi alle ultime previsioni sul Pil riviste ulteriormente al ribasso dal centro studi di Confindustria (oltre il 2,5% in corso d'anno). Scajola ha poi invitato a non «cedere alla rassegnazione» anche perchè lo stesso Fondo ha sottolineato che «nel nostro Paese la crisi si è manifestata con caratteri meno accentuati rispetto ad altri Paesi industrializzati. Abbiamo certo un problema di crescita ma - ha aggiunto Scajola - non si è verificata l'implosione del mercato finanziario nè il collasso del settore immobiliare e il governo sta facendo il possibile, nel rispetto dei vincoli di bilancio, per salvaguardare la struttura produttiva del Paese».
Le imprese che non riescono facilmente a ottenere liquidità dalle banche. Così la presidente degli industriali Emma Marcegaglia, da Foggia, propone di bloccare per un anno in azienda i versamenti per i Tfr, i trattamenti di fine rapporto. «Si potrebbe - ha detto Marcegaglia - arrivare alla decisione che per un anno i flussi di Tfr non vadano all'Inps, ma vengano tenuti all'interno delle imprese». Oppure i flussi del Tfr potrebbero servire a «creare un fondo di garanzia che aiuti il sistema del credito alle piccole e medie imprese». È una delle proposte lanciate dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, per superare la crisi economica in Italia.
«Il tema del credito è fondamentale - ha aggiunto - servono decisioni concrete perché se non c'è credito si blocca il sistema delle imprese, ancor più nel Sud». Per il leader di Confindustria «è assolutamente necessario che, come sta accadendo in tutti i Paesi europei e anche negli Stati Uniti e in Cina, il Governo italiano sostenga l'economia. Comprendiamo - ha spiegato - il problema del debito pubblico, ma riteniamo che in un momento come questo serva un sostegno all'economia, senza il quale rischiamo veramente che molte imprese non riescano ad andare avanti».
Oltre a quella sul Tfr, Marcegaglia ha avanzato la proposta che la Cassa Depositi e Prestiti anticipi i crediti delle imprese con le pubbliche amministrazioni e che venga reso al più presto operativo il Fondo di garanzia di 450 milioni di euro previsto nel Decreto 185 per le Confidi.
Ha il sapore dell'aut aut la richiesta di nuovi aiuti al Governo americano presentata dai big di Detroit. «La bancarotta - avvertono Gm e Chrysler - potrebbe essere più costosa del salvataggio». Le case automobilistiche hanno chiesto al governo americano altri 21,6 miliardi di dollari . Nel piano di ristrutturazione presentato ieri all'amministrazione Obama, oltre ai 4 miliardi già incassati, Chrysler reclama altri 5 miliardi di dollari entro il 31 marzo mentre Gm ne chiede 2 entro la fine del prossimo mese, 2,6 entro aprile ed altri 7,5 miliardi nel caso in cui il mercato rimanesse depresso per alcuni anni.
La casa automobilistica guidata da Richard Wagoner, che ha già ricevuto fondi federali per 13,4 miliardi, sollecita poi il rinnovo della linea di credito da 4,5 miliardi in scadenza nel 2011. Complessivamente, la richiesta di aiuti da parte dei due big di Detroit è cosi lievitata a 39 miliardi di dollari. In cambio, le due case automobilistiche hanno annunciato drastici tagli ai costi e l'addio ai modelli e ai brand meno redditizi. Gm taglierà altri47.000 posti di lavoro nel mondo su 244.000 - realizzando la più imponente riduzione del personale della storia Usa - chiuderà altre cinque fabbriche e manderà in pensione metà dei brand, concentrandosi solo su Chevrolet, Caillac, GMC e Buic.
«l piano odierno è decisamente più aggressivo perchè ad 11 settimane di distanza rispetto a quando abbiamo presentato al Congresso la nostra versione iniziale del progetto - ha spiegato Wagoner - le condizioni dell'economia Usa e globale così come quelle in cui versa l'industria dell'auto sono significativamente peggiorate. Alla Chrysler gli ulteriori licenziamenti si aggireranno sulle 3.000 unità mentre i modelli destinati a soccombere sono la Dodge Durango, la PT Cruiser e la Aspen. Il sindacato United Auto Workers ha inoltre annunciato di aver raggiunto un «accordo di massima con Gm, Chrysler e Ford sulle modifiche al contratto di lavoro: passaggio indispensabile insieme ai piani di ristrutturazione per accedere ai fondi federali. Ford non ha chiesto aiuti allo Stato, avendo accumulato sufficienti prestiti privati prima del tracollo del mercato del credito.
L'esame dei piani di Ford e Chrysler, ha assicurato il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, partirà alla fine della settimana. Il governo ha imposto alle case automobilistiche di valutare, nei progetti, anche il costo di una eventuale bancarotta. E se per Gm «sarebbe pari a circa 100 miliardi di dollari», Chrysler l'ha quantificato in 20-25 miliardi di dollari in due anni. «Sarebbe molto più oneroso - ha precisato il vice presidente di Chrysler Jim Press - e creerebbe tensioni e preoccupazioni inutili tra i dealer e i clienti».
Nuova frode finanziaria negli Stati Uniti resa noto nello stesso giorno in cui il presidente Barack Obama firma la legge di 787 miliardi di dollari (625 miliardi di euro) di stimolo economico. L'autorità di controllo della Borsa americana ha infatti accusato di frode il magnate texano, Robert Allen Stanford, e tre delle sue società: la Stanford International Bank con base nell'isola caraibica di Antigua, lo Stanford Group di Houston, e lo Stanford Capital Management. La frode riguarderebbe uno schema di investimento sui certificati di deposito di oltre 8 miliardi di dollari (6,35 miliardi di euro), che è da tempo al centro di forti polemiche, per gli eccessivi ritorni che garantirebbe agli investitori. È stato chiesto il temporaneo congelamento delle attività di Stanford, che si trova al 205° posto nella classifica di Forbes dei più ricchi del mondo, con un patrimonio netto personale di 2,2 miliardi di dollari. Stanford è conosciuto anche per le sue attività di sponsor nel golf, nel tennis, nel cricket e nella vela. Subito dopo le accuse nei suoi confronti, le associazioni del cricket di Inghilterra, Galles e dell'India occidentale hanno fatto sapere di aver sospeso i negoziati di sponsorizzane con Stanford.
STIMOLO - È «l'inizio della fine» della crisi e pemetterà di «creare posti di lavoro» e «a dare le basi di una nuova economia». Lo ha detto il presidente americano Obama nel corso della cerimonia per la firma al piano di rilancio dell'economia di 787 miliardi di dollari, approvato la scorsa settimana, e che la Casa Bianca considera una pietra miliare per sollevare gli Usa dalla peggiore crisi degli ultimi ottanta anni. «E adesso cominciamo a lavorare», ha detto Obama.
Tutte le principali Borse europee chiudono in pesante calo sulla scia dei forti ribassi di Wall Street. Milano è tra le peggiori piazze del Vecchio Continente con il Mibtel che cede il 3,36%, e l'S&PMib in rosso di 3,93 punti percentuali. Pesante anche Parigi (-2,94%), Francoforte (-3,44%) e Londra (-2,87%).
Vendute a piene mani le azioni delle banche, su cui può pesare anche l'allarme lanciato da Moody's sulle difficoltà delle economie dell'Europa dell'Est. Dei mercati cui sono esposti molti istituti di credito, anche italiani. Come UniCredit che ha ceduto il 7,35%.Ma le vendite non hanno risparmiato neppure la «rivale» IntesaSanpaolo perde il 7,60%. Il numero uno dell'istituto Corrado Passera, a margine dell'incontro svoltosi oggi a Torino con i direttori di filiale del Nord-Ovest del gruppo, ha definito la situazione nell'Europa dell'Est «gestibile». Ma tuttavia ha auspicato che «la Ue metta in atto misure adeguate» per aiutare «questi paesi che rappresentano un pezzo importante dell'economia internazionale». Seduta pesante anche per Ubi Banca (-6,91%). Limita le perdite invece Italcementi (-2,90%). Il titolo ha più volte cambiato direzione di marcia all'indomani della riorganizzazione, che comporta la fusione con la controllata Ciment Francais.
La peggiore del listino comunque è Alleanza dopo un avvio tonico, ha chiuso in pesante ribasso (-8,22%). I titoli, tuttavia, rimangono sotto osservazione a Piazza Affari, dopo che ieri Radiocor ha riferito che la controllante Generali (-4,72%) sta studiando il delisting, viste le basse quotazioni. In forte calo, infine, Fiat: il Lingotto, a fine seduta, cede il 6,69 per cento. Rumors avevano indicato la possibilità di un aumento di capitale imminente per il Lingotto. Fiat ha decisamente smentito.
Per contro sale Enel (+0,23%), in vista di una decisione sull'acquisto del 25% di Endesa in mano ad Acciona. Anche se a dire il vero è un po' il comparto dell'energia che resiste: Terna, Snam rete Gas e A2A sono tutte sopra la parità. Tonfo, al contrario, per Pirelli (-4,8%).
Prosegue intanto l'andamento fortemente negativo della borsa di Wall Street che peggiora ancora. Alle 17 e 30 il Dow Jones cede il 3,27% mentre lo Standard & Poor's 500 lascia sul terreno il 3,91%, scendendo sotto la soglia degli 800 punti per la prima volta dallo scorso novembre. Il Nasdaq cede invece il 3,27%. Male le banche (con Bank of America che perde oltre il 9,6%). Tonfo General Motors (-11,9%). E' fissata per oggi la deadline per la presentazione del piano e gli operatori si interrogano sulle sorti delle controllate Opel e Saab. In controtendenza Wal-Mart (+3,29%) dopo la trimestrale e l'outlook sul 2009-10. La borsa americana sconta una certa sfiducia nei confronti del piano Obama di stimolo fiscale da 787 miliardi di dollari che potrebbe essere firmato oggi: gli investitori temono che la cifra stanziata non riuscirà ad alleviare una recessione in atto ormai da 14 mesi. Incide, inoltre, il crollo dell'indice manifatturiero dell'area di New York, piombato ai minimi record, segnalando una contrazione dell'attività industriale mai vista almeno dal 2001 e un peggioramento della recessione. L'indice Empire, calcolato dalla Federal Reserve di New York, è sceso a -34,7 dal -22,2 di gennaio. Gli economisti si aspettavano un calo a -23,8.
L'Antitrust ha sanzionato Tim e Vodafone con una multa di 500 mila euro ciascuno per modifica unilaterale e sistematica dei piani tariffari senza fornire adeguate informative al consumatore. Lo annuncia Altroconsumo, che aveva denunciato l'agosto scorso all'Autorità i due operatori per pratiche commerciali scorrette sui rincari delle tariffe di telefonia mobile.
MANCANZA DI INFORMAZIONE - «La mancanza di informazione e trasparenza, si legge in una nota di Altroconsumo, ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe, le modalità di attuare la portabilità del numero da un operatore all'altro e le modalità di rimborso del credito residuo». I rincari, calcolati dall'associazione a tutela dei consumatori, sono stati per profili medi in un anno da 49 sino a 83 euro, con picchi d'aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%. «L'intervento dell'Antitrust - sottolinea Paolo Martinello, presidente Altroconsumo - dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese. L'istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi, dove, per tali pratiche commerciali scorrette, la multa acquista un significato formale e non restituisce alle migliaia di utenti le cifre incassate automaticamente dai gestori, senza che i consumatori avessero alcuna possibilità di essere informati e di scegliere. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l'ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti».
Crolla il Pil giapponese nel trimestre ottobre-dicembre 2008 e cede il 12,7% su base annua. Il declino rispetto a luglio-settembre è del 3,3%: si tratta, rende noto il governo, di una contrazione che è inferiore solo al 3,3% (-13,1% su base annua) segnato nel trimestre gennaio-marzo del 1974, a causa della prima crisi petrolifera.
Il dato sul Pil, rilasciato in prima lettura, porta a tre la serie consecutiva di trimestri negativi per la prima volta in sette anni, a conferma delle gravi difficoltà della seconda economia al mondo. La contrazione congiunturale del 3,3%, che sconta il tonfo delle esportazioni e degli investimenti, è più ampia del 3,1% atteso in media dagli economisti ed è inferiore solo al 3,4% di gennaio-marzo del 1974. Anche su base annua, le ipotesi erano di un calo dell'11,7%, contro il 12,7% annunciato dal governo. Il passo della frenata dell'economia giapponese supera quello degli Stati Uniti che hanno evidenziato nell'ultimo trimestre una flessione annua del 3,8%, la peggiore in circa 27 anni.
-0,7% PIL 2008, PRIMO CALO IN 9 ANNI
Il Pil giapponese ha segnato un calo dello 0,7% nell'anno solare 2008 (quello fiscale si chiude a marzo 2009), risultando negativo per la prima volta in 9 anni. Il dato, in base a quanto comunicato dall'ufficio di gabinetto, é stato in gran parte determinato dalla pessima performance del quarto trimestre: l'export è crollato sui tre mesi precedenti del 13,9% e l'import è salito del 2,9%. La domanda interna ha spinto verso il basso il Pil dello 0,3% in termini reali, mentre quella esterna ha pesato per un -3%. La spesa dei consumatori, che vale il 55% circa della composizione del prodotto interno lordo, ha riportato un calo dello 0,4%. Le spese aziendali in conto capitale sono diminuite del 5,3%, mentre gli investimenti pubblici si sono contratti dello 0,6%. In termini nominali, al lordo delle correzioni dovute alle variazioni dei prezzi, l'economia giapponese si è contratta dell'1,7% a ottobre-dicembre sul trimestre precedente e del 6,6% su base annua. Il deflatore del Pil, indicatore chiave per l'inflazione, é salito dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2007, per la prima volta in circa 11 anni.
INDUSTRIA: GIU' PRODUZIONE DICEMBRE, DA -9,6% A -9,8%
Il tonfo della produzione industriale giapponese di dicembre è stato stato più ampio delle attese, al punto che il governo ha dovuto rivedere al ribasso il dato, da -9,6% a -9,8%. Lo rende noto il ministero giapponese dell'Economia, del Commercio e dell'Industria, ricordando che la produzione industriale, in calo per il secondo mese di fila a ritmi record, é frutto del deterioramento dell'economia globale con conseguenti riflessi sulla domanda dei comparti automobilistico e prodotti hi-tech. Dalla revisione della statistica, inoltre, emerge pure la ulteriore debolezza dei comparti bevande alcoliche e prodotti plastici.
Al suo debutto sul palcoscenico del G7 il neo ministro americano Tim Geithner chiede ai partner riuniti a Villa Madama "misure eccezionali"per fronteggiare la doppia crisi, finanziaria ed economica. Un mix micidiale che potrebbe anche trasformarsi in una "crisi umanitaria" per il Sud del mondo, secondo l'allarme della Banca Mondiale.
Geithner giunge a Roma proprio mentre la Camera Usa approva il piano di rilancio da 787 miliardi deciso dall'amministrazione Obama, ora all'esame del Senato. Atterra a Fiumicino nel giorno in cui escono gli ultimi, terribili dati sulla recessione che è grave, profonda, diffusa e i cui effetti "ancora devono arrivare", nell'analisi del Fmi. Subito vede ad uno ad uno tutti i colleghi. Incontra separatamente il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Pranza e discute per due ore con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. E fa pressing per incoraggiare "le controparti ad assumere azioni forti". In una nota, diffusa via mail, fa sapere che "tempi straordinari richiedono misure straordinarie da parte di tutti".
La performance dell'economia globale fa paura: i Grandi si consultano e cercano rimedi. L'Italia, che presiede il G7, lancia una proposta: serve un "legal standard", cioè un set di regole condivise, non solo economiche ma anche morali, per rendere i mercati più trasparenti e ripristinare la fiducia. Tremonti in Tv spiega che nel mondo post globalizzazione c'è appunto "un deficit" di principi e di etica che va colmato. "Non mancano più capitali, ma più regole", specifica.
Draghi, che partecipa al summit anche come presidente del Financial Stability Forum, l'organismo anti-crisi voluto dal G7, "condivide" l'opinione del ministro. Nel chiuso della cena spiega che ci vuole "un insieme di regole di base sulla trasparenza nella conduzione degli affari e sul funzionamento della finanza e dell'economia globale". Questo "global standard", così lo chiama, potrebbe "integrare" i compiti del suo Forum, già "pienamente impegnato" nella definizione di simili regole che andranno poi recepite nei diversi ordinamenti.
Ma c'è anche altro. Christine Lagarde, ministro francese dell'economia, preme per avere maggiori controlli sugli hedge fund, i fondi speculativi per eccellenza. Il collega tedesco Peer Steinbrueck si dice d'accordo e lancia un appello perché "non si facciano gli errori" commessi negli anni Trenta. Si discute a fondo anche del rischio-protezionismo: non quello legato a dazi e barriere, bensì quello strisciante, insito nei piani anti-crisi varati dai governi, Usa in testa.
"E' il male assoluto", dichiara il ministro nipponico Shoichi Nakagawa. In più, danneggerebbe i paesi poveri. Robert Zoellick, presidente della Banca mondiale, fornisce un numero da brivido: altri 46 milioni di persone rischiano di finire in condizioni di povertà estrema. Perciò, sarebbe bene che lo 0,7% delle risorse contenute nei piani anti-crisi fosse devoluto ai più bisognosi. Anche l'Onu chiede al G7 di "non dimenticare" chi soffre.
Già, ma la recessione morde. Il commissario Ue Joaquin Almunia spera in una ripresa "dalla seconda metà dell'anno" ma intanto annuncia che il pacchetto di sostegno Ue, varato a dicembre, andrà rinforzato. Ocse, Fmi e Banca mondiale in una nota congiunta chiedono ai governi di agire "in modo più aggressivo" per stimolare la crescita e ripristinare la fiducia sui mercati.
"La stabilizzazione dell'economia resta la priorità", si legge in una bozza del comunicato. "Useremo tutti gli strumenti per sostenere la crescita e l'occupazione" ed "evitare" il protezionismo; bisogna evitare "una eccessiva volatilità dei cambi". Oggi il G7 continua: appuntamento alle 8, presso il Tesoro.
Dati preoccupanti arrivano dall'Istat: il Pil nel 2008 cala dello 0,9%. Il dato, spiega l'Istat non si registrava dal 1993, anno in cui si registrò un -0,9% su base annuale. Il Pil è diminuito, inoltre dell'1,8% nel quarto trimestre 2008, rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto al quarto trimestre del 2007. Si tratta anche in questo caso di un calo record dal 1980, cioè dall'inizio delle serie storiche dell'Istat comparabili. Il calo del Pil registrato nel 2008 (-0,9% contro il +1,7% del 2007) è stato determinato da un calo del valore aggiunto sia dell'industria, sia dei servizi. In aumento solo il valore aggiunto dell'agricoltura.
Proiezione 2009: -1,8%. L'Istat, inoltre spiega che per il cosiddetto effetto trascinamento nel 2009 il Pil italiano calerà dell'1,8%: cioè se nel 2009 non ci fossero variazioni nella crescita per tutto l'anno, i 12 mesi chiuderebbero con un calo dell'1,8%.
Economisti pessimisti: 2009 a -3%. Le stime Istat sul 2008 aumentano le preoccupazioni degli economisti che ora stimano per il 2009 un calo nell'ordine del 3 per cento. Peserà, secondo quanto riferisce Radiocor, l'effetto trascinamento indotto dal brusco calo del quarto trimestre del 2008 mentre bisognerà aspettare fino alla seconda metà del 2009 per ritornare su livelli, seppur modesti, di crescita. Per Marco Valli di UniCredit Group è «possibile ipotizzare che il calo registrato sia imputabile in larga parte alla contrazione dell'export e degli investimenti». Sulla stessa linea anche l'ufficio studi di Intesa SanPaolo che ipotizza una contrazione compresa tra il 2,5 e il 3 per cento: «Il nostro scenario è quello che ipotizza una proseguimento della contrazione anche nei primi due trimestre del 2009. Solo alla fine del 2009 l'economia italiana tornerà sul sentiero della crescita, anche se modesta«. Anche per Mps Capital Services il 2009 chiuderà con una contrazione del Pil intorno al 3%. A pesare, dicono, è soprattutto la debolezza degli investimenti e delle esportazioni, in linea con quanto si sta registrando anche per gli altri Paesi europei.
Eurozona e Ue -1,5%, mai così giù. Dal canto suo Eurostat ha annunciato che nel quarto trimestre del 2008 il Pil dei Paesi della zona dell'euro, così come quello dell'Unione europea, ha fatto registrare un calo dell'1,5% in rapporto al trimestre precedente, una caduta mai registrata da quando è stata creata l'unione monetaria. Nel terzo trimestre la diminuzione era stata dello 0,2% in entrambe le zone, così come nel secondo trimestre. Ad affossare la crescita nella zona dell'euro, i risultati dei principali Paesi: Germania (-2,1%), Portogallo (-2,0%), Italia (-1,8%), Francia (-1,2%), Spagna (-1,0%).
Fmi: la crisi deve ancora colpire Gli effetti della crisi sull'economia reale «per lo più devono ancora arrivare». Lo ha dichiarato il direttore generale dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, aggiungendo che «il 2009 sarà certamente un anno piuttosto cattivo per la crescita, e non solo per le economie avanzate, ma anche per quelle emergenti». Il direttore generale del Fondo monetario internazione esorta inoltre i paesi sviluppati a mettere in opera i piani di rilancio che hanno annunciato. Poi mette in guardia rispetto al rischio protezionismo: «Il protezionismo - ha detto - può rientrare dalla porta posteriore, in particolare nel settore bancario», ha detto. Strauss-Kahn è scettico rispetto al fatto che il protezionismo possa tornare a manifestarsi, per esempio, attraverso l'imposizione di tasse doganali elevate sui prodotti importati. Ma nel settore finanziario «quando i governi forniscono risorse finanziarie o ricapitalizzano delle banche, potrebbero aggiungere una clausola dicendo che questo denaro deve restare in casa» o potrebbero essere introdotti dei vincoli affinchè «queste somme siano utilizzate per acquistare prodotti nazionali. Questo genere di protezionismo - avverte il numero uno dell'Fmi - potrebbe ripresentarsi». Strauss-Kahn parteciperà questo week-end al G7 in programma a Roma.
Berlusconi: siamo preoccupati. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha detto che «la crisi ha dimensioni che non sono ancora definite e la guardiamo con preoccupazione». Parlando delle risorse per 8 miliardi destinate agli ammortizzatori sociali, Berlusconi ha sottolineato che «siamo in una crisi che siamo convinti dipenda molto anche dai nostri comportamenti, ma è una crisi globale di cui realisticamente abbiamo sempre preso atto e prendiamo atto ancora».
Gli effetti della crisi sull’economia reale «per lo più devono ancora arrivare». Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn, aggiungendo che «il 2009 sarà certamente un anno piuttosto cattivo per la crescita, e non solo per le economie avanzate, ma anche per quelle emergenti».
Il direttore generale del Fondo monetario internazionale esorta inoltre i paesi sviluppati a mettere in opera i piani di rilancio che hanno annunciato. Poi mette in guardia rispetto al rischio protezionismo: «Il protezionismo - ha detto - può rientrare dalla porta posteriore, in particolare nel settore bancario», ha detto. Strauss-Kahn è scettico rispetto al fatto che il protezionismo possa tornare a manifestarsi, per esempio, attraverso l’imposizione di tasse doganali elevate sui prodotti importati. Ma nel settore finanziario «quando i governi forniscono risorse finanziarie o ricapitalizzano delle banche, potrebbero aggiungere una clausola dicendo che questo denaro deve restare in casa» o potrebbero essere introdotti dei vincoli affinchè «queste somme siano utilizzate per acquistare prodotti nazionali. Questo genere di protezionismo - avverte il numero uno dell’Fmi - potrebbe ripresentarsi». Strauss-Kahn parteciperà questo week-end al G7 in programma a Roma.