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QUALE PENA ADEGUATA? NESSUNA

di Archangel

Che cosa bisognerebbe fare, per punirlo adeguatamente, al 35enne Stefano Lucidi che l'altra sera, non del cuor della notte ma alle 10 e 30 di sera, in pieno centro di Roma, all'incrocio tra Via Regina Margherita e Via Nomentana, probabilmente drogato e' passato col rosso come un fulmine con la sua Mercedes travolgendo e uccidendo due fidanzati, Alessio Giuliani, 23 anni, e Flaminia Giordani, 22 che transitavano tranquilli e ignari in motorino? Si potrebbe impiccarlo, fucilarlo, chiuderlo in una camera a gas, fulminarlo sulla sedia elettrica, gigliottinarlo? No, non si puo' perche in Italia la pena di morte non esiste. Si potrebbe solo chiuderlo in prigione e buttare la chiave. Ma per quanto tempo? Pensateci bene, questo signore, forse tossicodipendente e con precedenti penali per lesioni ed interdetto alla guida, quella sera ha preso la Mercedes del padre ignaro, un ingegnere 67enne, e con la fidanzata ha deciso di andare a cena fuori. Poi litiga con la ragazza e all'uscita del locale pensa di sfogare la sua rabbia al volante della sua auto sfrecciando per le strade di Roma come un invasato. Avete capito bene: Lucidi non aveva la patente; nondimeno e' salito sulla sua arma a quattro ruote ed ha falciato due giovani la cui unica colpa e' stata di attraversare tranquilli l'incrocio perche' il loro semaforo era verde. Un errore madornale, quello compiuto dai due ragazzi: perche' oggi a Roma, e non solo a Roma, passare col verde sicuri di non morire e' una illusione. Essere uccisi pur rispettando le regole del traffico e' diventato comune. Ricordate il caso Vernarelli? Due mesi fa il 32enne romano, anche lui alla guida di una Mercedes, sul lungotevere, all'altezza di Castel Sant'Angelo, investì e uccise due turiste irlandesi che attraversavano sulla sctrisce pedonali, dandosi poi alla fuga. Anche Lucidi si e' dato alla fuga, sebbene la sua sventurata fidanzata l'avesse implorato di fermarsi. Allora, se si puo' morire passando col verde o attraversando le strisce pedonali cosa bisogna fare? Chiudersi in casa e non uscire piu'? No. Bisogna rendersi conto che siamo arrivati ad un punto in cui tra italiani e immigrati le strade delle nostre citta' sono diventati terreni minati. E' pura follia affidarsi alle norme del codice stradale per mantenersi in vita. Quanti tossicodipendenti, alcolisti, pazzoidi sono in giro per l'Italia a bordo delle loro auto liberi di uccidere? Tanti, basta leggere i giornali. Si legge di casi in cui automobilisti colpevoli di reati piu' o meno gravi erano alla guida senza patente. O di altri che avevano la patente nonostante che in precedenza gli fosse stata ritirata. Occorrono leggi piu' severe? Non scherziamo. In questo Paese le leggi non sono mai piu' severe, semmai lo sono di meno. Ricordo in proprosito l'osservazione del ministro degli esteri romeno quando venne in visita a Roma per mettere una pezza allo stupro e all 'assassinio della donna a Ponte Milvio da parte di un suo connazionale: ci sono romeni, disse in sostanza il ministro, che qui da voi si scatenano perche' sanno che le pene sono molto piu' lievi di quanto non siano in Romania. A Lucidi fu sospesa la patente nel 2001 per droga. Il provvedimento gli fu sottoposto in seguito ad un articolo del testo unico sugli stupefacenti che prevede da parte del prefetto la sospensione della patente e la possibilità di riottenerla solo effettuando una serie di visite a cui Lucidi non si era mai sottoposto. Mi chiedo: non sarebbe stato il caso di controllare perche' a questi esami Lucidi non si era mai sottoposto ed accertare se nondimeno continuasse a guidare? Quanti automobilisti con licenza di uccidere circolano per le nostre strade? Dopo cinque ore di interrogatorio Lucidi ha confessato e in lacrime ha detto ''Non volevo ucciderli, non volevo ucciderli''. Balle. Uno che si mette al volante, in preda all'ira, probabilmente drogato e che passa col rosso a tutta velocita' nel centro di roma alle 10,30 di sera, sa benissimo che ha tra le mani un'arma letale. Lucidi sapeva benissimo che poteva uccidere nel momento stesso in cui ha girato la chiave dell'accensione. E allora, si diceva, cosa fare di lui? Quali attenuanti potra' escogitare il suo avvocato, ceramente uno bravo, essendo Lucidi un benestante, per fargli ottenere il minimo della pena? E come si comportera' il giudice al momento del verdetto? Vi dico francamente che non mi faccio soverchie illusioni. Specialmente dopo che il Il Gip Roberta Palmisano, del Tribunale di Roma, ha derubricato l’accusa contestata da duplice omicidio volontario a omicidio colposo. L'avvocato di Lucidi si e' detto ''soddisfatto'' della decisione del Gip, annunciando poi che per il suo assistito chiedera' i domiciliari. Se questa e' l'aria che tira, che la pena sia severa o non lo sia, Lucidi non passera' molto tempo dietro le sbarre, ammesso e non concesso che ce lo mandino. Questo e'un Paese dove chi commette crimini riceve dai giudicanti la massima comprensione anche se le loro vittime finiscono sotto tre metri di terra. Bisogna avventurarsi in citta' tenendo ben presente che un semaforo verde o le strisce pedonali non hanno piu' significato, e che stare dalla parte della ragione non serve piu' a salvare la pelle. Sul luogo della tragedia sono stati deposti fiori e su un cartello c'e' scritto: ''Vi faremo giustizia, riposate in pace''. Che i due fidanzati riposino in pace e' molto probabile. Che gli venga fatta giustizia assai meno.

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