Pagare le tasse è bello, anzi bellissimo, ha detto un ministro italiano e qualche altro sicofante gli ha fatto eco dandogli ragione. Ma vi sembra una cosa sensata?
Magari può essere giusto, magari può essere necessario. Si può arrivare a dire che la redistribuzione del reddito è una cosa che qualifica il mondo moderno dal passato e è uno degli elementi che ha consentito all’Italia la crescita degli ultimi 50 anni e che quindi la manovra fiscale è uno strumento di crescita complessiva di un Paese e che quindi non è giusto ch l’onere di tutto ciò ricada solo su alcune categorie e che altri, più fortunati, possano evitare di pagarle e quindi godere di un tenore di vita più levato.
Questo si può dire e si deve anche dire. Ma senza i toni moralistici che piacciono tanto ai politici e che nascondono una profonda ignoranza della storia e rappresentano soprattutto una colossale presa in giro per l’intelligenza di noi cittadini. Da che mondo è mondo le tasse sono state uno dei cardini del rapporto tra Stato e cittadini, tra potere e sudditi, tra padroni e sottoposti. Sono servite per finanziare guerre e opere pubbliche, flotte e palazzi e templi. E da che mondo è mondo le tasse sono all’origine di rivolte, rivoluzioni e guerre civili. Il documento che molti considerano il pilastro della moderna democrazia rappresentativa, per quanto allora a base ristorativa, e cioè la Magna charta, ha come punto di partenza il tema fiscale: stabilisce infatti che “non c’è tassazione(cioè imposizione fiscale) senza rappresentanza (in parlamento).
Come si può essere così ciechi da non vedere tutto questo? E se non sono sordi, i nostri governanti allora sono di sicuro in malafede.
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