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Viviamo di miti

Viviamo di miti e uno dei miti più antichi che obnubilano gli italiani è quello di Roma, sia del passato (basta pensare agli slogan di Mussolini, al mare nostrum , all’ora fatale che batte sui colli), sia del presente: Nel presente la mitologia romana è stata alimentata da un abilissimo protagonista, che è lo stesso sindaco della città, e dal coro sicofantico dei giornali. A Roma tutto è ok, era il motivo sottostante alla mitologia veltroniana, città dove tutto funziona (aspettate un giorno di pioggia e vedrete le fogne esplodere), dove tutto è armonia e pace (ditelo agli abitanti del centro e a quelli delle periferie ugualmente, tormentati dal rumore, dal caos, dagli zingari e dalla criminalità crescente), che fa concorrenza a Venezia, ma che, a Hollywood, dove la sapiente regia del sorriso elargito al Dalai Lama o ai bambini poveri africani ha favorito una crescita del turismo a livelli mai visti. Si era arrivati a un punto che su un giornale locale era stato esaltato, in modo falso e forzato, il dato di una delle tante ricerche che si fanno in Italia sulla qualità della vita (nessuno sa quanto attendibili) per sostenere l’azzardata tesi che il reddito medio a Roma era cresciuto più che nel resto d’Italia. A parte che il crescente peso dello Stato nella vita del Paese e lo sviluppo delle attività lobbystiche nella capitale convogliano su Roma sempre più persone con alti stipendi, bastava tuttavia procurarsi la ricerca per vedere che era  pura fantasia.
Negli ultimi tempi la magia sembra essersi attenuata. Su qualche giornale si legge qualche critica. Innanzi tutto sul festival del cinema, che si scopre essere un po’ provinciale e di serie b. Si comincia a parlare del caos degli ambulanti abusivi (forse i commercianti sono disperati e tornano ad avere un peso). Si scoprono delibere demenziali per condire criminali (non tutto il caos va imputato alla presente amministrazione, certo, ma la trascuratezza di tutti questi anni c’è in pieno).
Ora si scopre che anche il turismo non è più così tanti merito della saggezza e lungimiranza del sindaco, bensì, e come potrebbe essere diversamente trattandosi di Roma?, del Papa: Non del polacco santo Papa precedente ma di quello attuale, il tedesco, che stando ai giornali e al naso della gente non gode di particolare simpatia. Ma, prova evidente che l’istituzione e il ruolo prevalgono sull’individuo, è proprio il Papa Ratzinger a far lievitare l’afflusso dei turisti. Perché?  Perché non viaggia tanto come il predecessore e quindi la gente sa che, venendo a Roma, in un modo o nell’altro avrà un’occasione per vederlo.

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