Era da un po’ che non provavo la scarica di adrenalina che ti dà una
tra giorni in trasferta. Le telefonate, gli appuntamenti, gli incontri,
l’emozione della roulette russa quando sai che devi incontrare uno
sconosciuto di cui non sai proprio ma proprio nulla.
Cominci
scrivendo sul tuo sito internet l’annuncio che sarai in città dal tale
al tal altro giorno. Naturalmente l’annuncio è corredato dal numero di
telefono, rigorosamente cellulare, e dall’avvertimento che non si
risponde a telefonate senza numero. D’altra parte è difficile che uno
che ha intenzione di incontrarti usi il telefono di casa, col rischio
che la moglie provi l’ultima chiamata effettuata e lo becchi; e per le
stesse ragioni, col controllo che fanno dei tabulati le aziende, che
uno usi il telefono dell’ufficio.
Non passa molto tempo dall’uscita
sul sito che il tuo telefono comincia a letteralmente fumare. E il
planning che segue è una attività molto intensa e difficile. Bisogna
incastrare le mezze ore, ma che dico, i quarti d’ora, tante sono le
richieste. Devo dire che prediligo le città del sud perché lì gli
uomini sono muy calientes, ma per fortuna lo sono più nelle intenzioni
e nelle parole che nei fatti.
Ad esempio ti arriva il tipo che vuole
un’ora tutta per sé, che annuncia le più bellicose intenzioni e
promette ripetute performances, ma poi capisci che è un tizio sposato,
che da tempo con la moglie non lo fa più, che crede ai preti che gli
hanno spiegato che a farlo da soli si diventa ciechi. A questo punto tu
diventi quasi strumento di salvezza, per la vista se non per la vita
eterna.
La realtà di solito è poi però molto deludente perché il
macho muy caliente è soprattutto ossessionato dal timore che la moglie
lo scopra e quindi l’ora richiesta e pagata in anticipo si riduce a
pochi secondi di frettoloso approccio, che per lui nel racconto che ne
farà agli amici evolverà in una epopea e che per te si concluderà con
un sospiro di sollievo. Ce n’era uno, a a me non è mai capitato ma lo
conosco perché è lo sponsor abituale della mia più cara amica, Sophie,
che credeva di farlo ma che invece, per cause forse dimensionali forse
emozionali, concludeva rapidamente, molto rapidamente. Restando, è
ovvio, convinto di essere stato primattore e mattatore di una
esibizione straordinaria unica e irripetibile, che racconterà ai
propri nipoti senza vergogna alcuna, per le cose scritte e sognate.
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