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di Sergio Sforzini

Sicurezza in Italia

Tutti ne parlano, tutti la invocano, si fanno convegni, dibattiti parlamentari, un fiume di dichiarazioni a ruota libera e senza costrutto. E poi, in concreto? Le forze dell’ordine, carabinieri e polizia, hanno gli uomini confinati in ufficio (cosa che peraltro non sembra portare nessuno alla disperazione) perché mancano i mezzi meccanici, le auto, per andare in strada. Il sistema giudiziario è tale che dopo ore di fatica di un milite per identificare, verbalizzare, scrivere rapporti e portare in caserma il colpevole (presunto naturalmente) di furtarelli vari, tutto viene vanificato dall’ordine di scarcerazione, per uno dei tanti cavilli giustamente posti a garanzia dei cittadini onesti verso gli abusi del potere ma che in questi casi sono solo una rovina. E’ vero che ci sono le carceri piene: ma perché non ne costruiscono di nuove? E’ vero che per alleggerirle hanno fatto l’indulto, ma  è anche vero che poi una buona parte di quelli usciti sono anche rientrati nel volgere di un anno . Ma alla fine di tutto questo che deve fare un povero agente? Fa un po’ di rumore preventivo, arriva a sirena spiegata così gli zingari si dileguano, così lui si evita un inutile e faticoso lavoro e una conseguente crisi di nervi da frustrazione. E lo zingaro resta fuori come comunque sarebbe rimasto.
Cito gli zingari perché sono il caso più evidente di quella molesta presenza nelle nostre strade, in cui certo non si esaurisce il problema della sicurezza, ma certo influisce sulla qualità della nostra vita. Gli sta tanto a cuore, la qualità della nostra vita, che ci mandano a piedi per intere domeniche; e poi non si preoccupano di tutelarci da quelle molestie quotidiane. Su questo schermo entrano in scena anche i vigili urbani, i quali, da sempre sicuri del fatto loro, hanno da tempo imparato e si girano proprio dall’altra parte, come con i motorini.
Ma d’altra parte che può fare un agente, mandato sulle strade a difendere gli interessi di quei figli di papà che definirebbero sprezzanti la sua retribuzione “da fame”, per una paga che certo non fa ricchi? Qualcuno aveva pensato a una misura un po’ spiccia forse, ma efficace e ha preso il cartello su cui il molesto mendicante aveva scritto “ho fame” e glielo ha portato via, privandolo quindi del fondamentale strumento di lavoro. Ci ha pensato un tribunale a rimettere le cose a posto. Sequestrando il cartello, l’agente aveva violato niente meno che la costituzione, dove dice che tutti hanno diritto a esprimere le loro opinioni.Capito?

Nota su sicurezza

Mentre i politici si affannano su temi che noi non riusciamo a capire, e i giornali riempiono le pagine di parole inutili su cose che non riescono ad appassionarci, la gente vive come in un incubo.
Un mio amico è stato in chiesa a Messa e ha sentito leggere una epistola di san Paolo, in cui si parlava di un mondo insicuro, dove si andava per strada e ti rapinavano e ti riempivano di botte e ha avuto l’impressione  di essere preso in giro e che il prete leggesse la cronaca del giornale. Quale giornale? Uno qualunque, non fa differenza, tutte le città d’Italia sono uguali, quanto a violenza e criminalità diffuse; naturalmente il fenomeno è più forte nel nord, dove non c’è differenza tra città piccole e grandi, e nelle metropoli meridionali, specie Napoli, dove la criminalità è endemica e diffusa come l’aria e forse è un modo di essere generale. Mi dice il mio amico: ti rendi conto? Siamo tornati indietro di duemila anni.
Ora è vero che in tutte le fasi di espansione le aree più ricche attraggono gente da quelle più povere e che in mezzo a tanta gente per bene, che cerca solo un lavoro per sé e un futuro migliore per i propri figli, ci scappa qualche criminale. E’ successo nel nord Italia ai tempi del miracolo economico italiano, all’epoca con quei meridionali che oggi sono spesso colonne portanti del movimento leghista.
Però oggi ci sono delle colpo da parte delle autorità di governo a tutti i livelli, nazionale e locale, polizia e magistratura,che non si possono tacere.
Esemplare, nell’individuare quelle responsabilità, è un articolo del Messaggero di Roma, intitolato appunto “Le colpe delle giustizia” di Massimo Martinelli che, nel riferire gli ultimi episodi criminosi, inizia così la sua riflessione : “Facciamo i conti con una realtà ”urbana” fatta di schiavisti che sfruttano donne ed anziani, che vengono arrestati e tornano in libertà. E allo stesso tempo, subiamo un’altra realtà ”virtuale”, fatta di promesse di sicurezza e di giustizia, che vengono disattese.”  E, dopo aver chiamato in causa i politici, i magistrati, i “garantisti” e il post-condono, Martinelli conclude: “C’è una soluzione? L’unica sarebbe tornare ad una sola realtà “reale”. Dove politici e magistrati sono sullo stesso piano delle gente normale, che vive in periferia, senza scorte e senza privilegi. Magari capirebbero quanto è esasperante anche solo subire il furto del motorino ogni due mesi.”

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