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Da anni ci facciamo beffare da chi ha un provvedimento di espulsione che viene regolarmente disatteso, con frustrazione delle forze dell'ordine che vedono vanificato il loro operato. Si potrebbe utilizzare il bracciale elettronico, prendere il recidivo e imbarcarlo su un volo o su una nave che lo riporti nel Paese d'origine e prevedere, in caso di ritorno, pene severe. O si vuole continuare con il «vorrei ma non posso»?

In aggiunta a quanto già noto (cioè che numero, stipendi e pensioni dei parlamentari italiani sono tra i più alti al mondo) sarebbe utile far sapere che la lista dei «privilegiati» è infinita. Un solo esempio: lo stipendio di un segretario comunale di un comune con meno di 10 mila abitanti si aggira, come minimo, intorno 40 mila euro annui netti. Figuriamoci per grossi comuni, province e regioni.

Dopo l'ennesimo episodio di aggressione mortale da parte di un cane, abbiamo dovuto sentire ancora una volta dichiarazioni di personaggi anche autorevoli che subito hanno precisato che «non esistono razze canine pericolose». Sarà anche vero ma è evidente che i cani di certe razze, se hanno momenti di aggressività, sono di fatto pericolosi. E allora mi sembrerebbe logico porre regole severe per l'acquisto e la gestione di detti cani, evitando di affidarsi a fantomatici corsi di formazione per i padroni.

Dopo l'ennesimo stupro il governo ha finalmente deciso di intervenire per inasprire le pene con misure ad hoc.
L'importante è però che così come approvate vengano anche applicate garantendo ai delinquenti la certezza della pena. Forse, fosse sempre stato così, non ci sarebbe bisogno di aumentare l'organico delle forze dell'ordine, che piuttosto dovrebbero essere meglio attrezzate e gestite.

Si critica la Chiesa cattolica di ingerenze e intromissioni negli affari della politica italiana. Si denuncia di conseguenza la violazione della laicità dello Stato. La stessa Chiesa sarebbe rea di imporre la propria dottrina e la propria morale a chi cattolico non è. Con la morte di Eluana però, molti ‘laici’ dovrebbero ricredersi. Sarà così?

Lo Stato italiano è laico. Prova ne è che decisioni, leggi e carte del diritto vengono scritte e applicate in base alle regole della democrazie e dello jus romano (vedi la legge sull’aborto, sul divorzio, ma anche la legge 40). A meno che non si voglia impedire a preti e vescovi di annunciare Cristo o di proclamare come cittadini italiani il personale convincimento, dicendo No God, No Vat! Questi ‘laici’ che gridano ‘al lupo, al lupo’… che siano veramente laici?

Ho visto l'intervista trasmessa dal Tg1 agli amici dei tre che hanno torturato per divertimento un ragazzo a Nettuno. Uno ha detto, tra gli sghignazzi: "Mica era un ragazzo, era un marocchino!". Nessun pensiero compiuto, squallore, ignoranza. Prima ho avuto paura, poi ho pianto. Come si arriva a tanto? Di chi è la responsabilità? Delle famiglie? Della scuola? Del Grande Fratello? Per favore, identifichiamo le storture e obblighiamo i responsabili a pagare per le proprie azioni.

Il 10 febbraio ci sono state le cerimonie in ricordo delle vittime delle foibe. Si ricordano giustamente i morti, i trucidati, gli esuli. Non mi sembra però, a parte qualche accenno al periodo bellico, che nessuno voglia decidersi a parlare con chiarezza delle responsabilità italiane in Istria, Venezia Giulia e Dalmazia dal 1918 al 1939.
Nessuno parla delle violenze effettuate a livello fisico e culturale ai cittadini di lingua slovena e di chiunque abbia voluto mantenere i tratti della propria cultura che non combaciassero con quelli imposti dal fascismo. Forse solo gli storici conoscono quanto realmente avvenne ma il grande pubblico mi sembra molto ignorante su questo argomento. Forse solo nei racconti di Boris Pahor possiamo avere qualche impressione su quegli anni.

Una psicologa in televisione ha parlato di «anestesia morale» degli adolescenti che compiono stupri di gruppo di violenza inaudita ai danni di coetanee senza provare alcun senso di colpa. Bisogna insegnare i valori ai giovani, perduti dopo decenni di educazione permissiva, di ruoli amicali tra genitori e figli, di scuola che non impone rispetto delle regole e della disciplina. Tanti cattivi maestri dovrebbero fare mea culpa, mentre il fenomeno allarmante sembra scivolare di mano a tutti.

Ancora una volta è stata bloccata la legge sulla class action che permette ai cittadini di ottenere risarcimenti dalle aziende. Eppure il ministro Giulio Tremonti afferma che chi sbaglia deve pagare. Che cos'è tale affermazione se non un principio astratto che non viene mai tramutato in legge?

Ho seguito la vicenda del barbone bruciato vivo da tre teppistelli, con il solito can-can mediatico di commenti da parte di politici, preti, psichiatri, nani, ballerine, ricchi premi e cotillons. In tanto spreco di parole, vedo che nessuno si è soffermato su un fatto fondamentale: uno di questi tre decerebrati autori del fatto è un ragazzo di 16 anni. Mi chiedo: cosa ci faceva un sedicenne in giro alle 3 di notte, imbottito di alcol e fumo? Sarebbero questi i «ragazzi di buona famiglia» in Italia? Qui da noi in Germania, esiste la Jugendamt la quale, se viene a conoscenza di una situazione del genere, può togliere immediatamente il figlio ai genitori, senza bisogno di passare per un tribunale. Credo che in Italia si imponga una severa riflessione sulle famiglie che, evidentemente, hanno completamente perso il controllo dei propri figli.

Cessate di uccidere i morti!

Così il grande Ungaretti!Non gridiamo,facciamo scendere il silenzio su quella tragedia di Eluana,che è stata trasformata in una telenovela dalla quale ognuno ha cercato di trarne vantaggio:”I mezzi d’informazione di massa,le varie correnti politiche ed un popolo di guardoni che ha seguito con morboso interesse il dramma di una esistenza che si spegneva.
Sono un uomo,un padre,un medico e mai esprimerò il mio giudizio sulla decisione presa ma non posso astenermi dallo sdegno con cui è stata gestita l’informazione.
Mi viene in mente la situazione di un vecchio film (L’asso nella manica),quando un povero minatore venne tenuto intrappolato per permettere alla cronaca di tenere in piede una redditizia campagna giornalistica che si conclude con la morte del povero minatore e la voce commossa del giornalista:”Leo Minosa è morto,tornatevene a casa lo spettacolo è finito”.
Ora è il tempo del silenzio, non gridiamo più e lasciamo che i morti riposino in pace.
Firmato un essere UMANO.

Nella scuola italiana che scopre le virtù taumaturgiche della tecnologia (lavagna digitale, sms per le assenze...), gli incontri tra i docenti e i genitori degli alunni sono quasi inesistenti.
Di qui, fra l'altro, l'impossibilità degli insegnanti di comunicare l'evoluzione del loro mestiere, che non si esaurisce nelle ore di didattica in classe e che è diventato negli ultimi decenni una pratica sempre più burocratica e impiegatizia che sottrae tempo alla lettura e all'autoaggiornamento. Un mestiere sempre più esposto al rischio dello stress e del disagio psicologico. Ma su questa realtà, gravida di conseguenze negative in termini di salute, economia e cultura per l'intera collettività, la politica che si occupa di scuola preferisce glissare.

Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui la salute venga garantita a chiunque ne abbia bisogno; in cui la violenza sessuale di un romeno indigni quanto quella di un italiano; in cui il carcere sia solo per chi commette dei reati e non per chi arriva disperato sulle nostre spiagge; in cui il lavoro sia fonte di dignità e non di sfruttamento; in cui non devi ringraziare nessuno per vedere rispettati i tuoi diritti come fossero invece dei favori. Mi piacerebbe vivere, insomma, in un Paese normale.

Da uomo e da cristiano (non cattolico), mi pare doveroso manifestare rispetto e solidarietà per Eluana, la sua famiglia, il personale medico e paramedico coinvolto.Approvo in pieno la loro scelta, e mi permetto di osservare che proprio la morale evangelica ricorda come la vita sulla terra sia solo un inizio dell’esistenza umana, nel corso del quale occorre dare buona prova di sé, e soprattutto, affidarsi a quel Cristo che morendo volontariamente sulla croce per compiere la missione affidata dal Padre, ha dimostrato che la vita terrena non è tutto, e che con la morte fisica non finisce un bel niente. Insomma, per il cristiano la morte fisica è solo un passaggio, un cambio di situazione, possibile che nessuno di questi pseudo pastori se lo ricordi?

Pare che l'Italia, assieme a Francia e Portogallo, sia tra i Paesi europei che sarebbero disposti ad accogliere alcuni dei detenuti nel carcere di Guantanamo, che per volere del neo-presidente Obama sara' chiuso entro quest'anno. Dio ce ne scampi e liberi! Il nostro e' un Paese dove dalle carceri si fugge con impressionante facilita'. Lo hanno fatto criminali nazisti, boss mafiosi e camorristi per citare solo alcuni. Ora, sbattere in prigione da noi gente piu' o meno collegata ad Al Qaeda proprio non mi sembra una buona idea. Cosa accadrebbe se un sospetto terrorista fuggisse e magari si unisse a qualcuna delle cellule qaediste che si nascondono in Italia? C'e' una bella differenza tra un mafioso che scappa e un terrorista che si aggira per le nostre citta'. Il mafioso potrebbe riprendere in mano la lupara, il terrorista qualcosa di molto piu' esplosivo. Meglio lasciar perdere.

Mi sembra che l'aumento preannunciato di militari in funzione di ordine pubblico sia un palliativo per tranquillizzare l'opinione pubblica, infatti il primo contingente non ha risolto nulla, e tutto questo dimostra che il problema sicurezza non si risolve in questo modo perché non si riuscirà mai a militarizzare tutto il territorio. Mi chiedo come mai gli altri Paesi europei non abbiano bisogno di usare l'esercito per l'ordine pubblico, pur avendo gli immigrati come li abbiamo noi.

La sinistra discute sulla questione morale, la destra sulle intercettazioni ed entrambi gli schieramenti sulla commissione di vigilanza Rai. E noi donne non resta che guardare alla tv l'ennesima storia di violenza (spesso impunite) verso una di noi. Chi vive allora fuori dalla realtà? Noi o loro?

Gli altri Paesi europei non hanno bisogno di usare l'esercito per l'ordine pubblico per vari motivi.
Non hanno Lampedusa e migliaia di chilometri di coste, facile approdo di immigrati regolari e clandestini. Non hanno la palla al piede della presenza di tre importanti organizzazioni mafiose, che spadroneggiano su un terzo del territorio nazionale. Coi delitti efferati e ripetuti di cui siamo vittime, non si vede perché soldati già pagati dallo Stato debbano fare la guardia alle caserme anziché alla popolazione traumatizzata dalla delinquenza sempre più minacciosa. Stiamo vivendo come nel Far West. Allora o si incrementano gli organici della polizia, o si utilizzano per l'ordine pubblico soldati disponibili ma inattivi.

Mi sembra che il governo abbia, sul sovraffollamento delle carceri, un atteggiamento contraddittorio: un giorno prospetta di ridurre il numero dei reati punibili con la reclusione, un altro pianifica la costruzione di nuove carceri. Perché non ha mai preso in considerazione l'ipotesi di carceri gestite dai privati come avviene in Usa, Gran Bretagna, Svezia, Brasile, per fare qualche esempio? Carcere privato non significa però nè albergo nè lager, ma uno stabilimento di reclusione condotto con un preciso protocollo stabilito dalla Direzione generale delle carceri del ministero della Giustizia. Potrebbe un'occasione di sviluppo per le società di vigilanza privata.


Per mettere in piedi un hub bisogna riempire gli aerei: questo problema i nostri politici se lo pongono? Condizione indispensabile sarà che tutti i voli internazionali di Linate vengano dirottati su Malpensa e che il transito per Malpensa sia più conveniente rispetto a Londra, Francoforte, Parigi. Ho i miei dubbi visto che cosa già succede nella tratta Milano-Roma: non si riempiono gli aerei solo con i manager e i politici lombardi, perché anche le aziende sono sensibili ai costi.

Io vorrei sapere perchè il Presidente della Repubblica Italiana non presenzia all'insediamento del Presidente degli Stati Uniti d'America. Qualcuno me lo spieghi, oppure in alternativa mi spieghi a cosa serve il Presidente della Repubblica Italiana se neanche nelle occasioni ufficiali ci può rappresentare. Ho visto il video del "trionfo" di Berlusconi al senato USA, Obama restava seduto e non applaudiva. Tutto è così chiaro, resta da capire se avrebbe fato lo stesso con Napolitano...


Ci sono giorni in cui leggendo la cronaca mi si drizzano i capelli, furti, omicidi, violenze di tutti i tipi sono quasi diventati un fatto comune. Il guaio è che i giovani e i bambini che sono nati da poco o che nasceranno, si trovano a dover constatare questo stato di cose ormai giornalmente, probabilmente per loro è diventata o diventerà una cosa normale, molti infatti imitano le gesta dei criminali o ne assumono il frasario. Inoltre ho anche letto che parecchi sono i furti e le truffe perpetrate a danno di disabili e anziani e, con la crisi che stiamo vivendo e che probabilmente si aggraverà ho il timore che questi fatti si moltiplicheranno. Molti troveranno più conveniente rubare che cercare un altro lavoro magari più faticoso e meno pagato del precedente. Sarà guerra fra poveri? O lo e' gia'?

Per i giovani trovare un lavoro è difficile, anzi difficilissimo. Ma forse il problema è anche dovuto al fatto che c'è un grande distacco fra domanda e offerta dovuto alla mancanza di un corretto orientamento professionale.
Si cercano ingegneri, infermieri, tecnici specializzati, meccanici, idraulici e si trovano letterati, giuristi, e molti, troppi aspiranti al posto fisso in un ente pubblico o bancario. Un recente bando dell'Azienda tranviaria di una grande città per l'assunzione di meccanici è andato quasi deserto.

Ho letto la pubblicità della nuova compagnia aerea italiana. Mi aspettavo anche un ringraziamento agli italiani che sono stati costretti dal loro premier a pagare i 3 o 4 miliardi di euro (chissà se sapremo mai la verità!) di deficit che la vecchia Alitalia aveva accumulato, per non parlare poi del costo della cassa integrazione per 7 anni per il personale lasciato a casa!

Domani lascio il mio paese in Puglia per tornare all'estero. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. Domani abbraccerò i parenti, lasciando malinconicamente gli affetti che mi uniscono alla mia terra. Pur essendo ormai il quarto anno, non mi abituo, non ci riesco: ho 26 anni, tanta voglia di vita e mi ambiento ovunque. Eppure ho un sogno: un giorno voglio tornare in Italia, e cambiarla.

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